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Normativa e prassi

Regime fiscale dei “Classic Repo”:
arrivano i chiarimenti dell’Agenzia

I proventi derivanti da questa particolare tipologia contrattuale rappresentano redditi di capitale in quanto scaturenti da riporti e pronti contro termine su titoli e valute

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L’Agenzia delle entrate, sollecitata da un’istanza di consulenza giuridica, ha affrontato, con la risoluzione n. 79 del 23 ottobre 2018, la tematica del trattamento fiscale di una particolare tipologia di operazioni finanziarie, denominate Classic Repo (Crp).

Il Crp, chiamato anche “sale and repurchase agreements”, è un’operazione di riporto/pronti conto termine, il cui effetto giuridico è rappresentato dal trasferimento da parte del venditore a pronti (Vp) a favore dell’acquirente a pronti (Ap) di una quantità di titoli (di regola titoli di Stato italiani e titoli analoghi emessi da Stati esteri) a un certo prezzo, con l’obbligo da parte del primo di riacquistare a termine, a un determinato prezzo, una medesima quantità di titoli della stessa specie.

Nel Crp, quindi, i titoli vengono trasferiti giuridicamente dal Vp all’Ap alla settlement date (buy date) e nella stessa data l’Ap paga al Vp il controvalore pattuito come corrispettivo (“gamba a pronti”). Successivamente, alla settlement date di riacquisto (sell date), la proprietà dei titoli viene ritrasferita dall’Ap al Vp e la relativa liquidità (rappresentata dal corrispettivo) viene ritrasferita dal Vp all’Ap (“gamba a termine”).

Il Crp rappresenta un’operazione unitaria, in forza della quale, da un lato, il Vp si finanzia a tassi inferiori a quelli che sarebbero applicati in caso di finanziamenti non “garantiti” dai titoli oggetto della negoziazione, e, dall’altro, l’Ap impiega la liquidità (a fronte di un interesse), beneficiando della garanzia implicita nell’operazione (rappresentata dai titoli che gli sono stati trasferiti).

I quesiti
Nell’istanza di consulenza giuridica, l’Associazione istante ha chiesto all’Agenzia di chiarire se:
  • ai redditi derivanti dalle operazioni di Crp possano essere applicate le disposizioni del Tuir in materia di proventi derivanti da riporti e pronti contro termine su titoli e valute (articolo 44, comma 1, lettera g-bis, e articolo 45)
  • su tali redditi vada applicata la ritenuta che la normativa italiana prevede per gli interessi e i redditi di capitale (articolo 26, comma 3-bis, Dpr 600/1973)
  • il sostituto d’imposta tenuto all’applicazione della ritenuta (nonché alla presentazione del modello 770) sia la banca custode del percettore del reddito
  • ai titoli oggetto di compravendita nelle operazioni di Crp debba continuare a essere applicata la disciplina relativa al regime fiscale degli interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati (dettata dal Dlgs 239/1996), sulla base della titolarità giuridica delle obbligazioni/titoli assimilati.
Le risposte dell’Agenzia
Nell’articolare il proprio parere, l’Agenzia parte dalla definizione dei contratti “pronti contro termine”, ricordando che sono tali “quei contratti che configurano un’operazione a pronti e una contrapposta operazione a termine, posti in essere sotto la stessa data, nei confronti della medesima controparte, sugli stessi titoli e valori e per pari importo nominale” (articolo 1, comma 5, Dlgs 435/1997).
In altri termini, prosegue l’Amministrazione, i pronti contro termine sono contratti attraverso i quali il cliente si impegna ad acquistare da un venditore un certo numero di titoli e quest’ultimo si impegna, nello stesso momento, a riacquistarli dall’acquirente a un prezzo solitamente più alto e a una data predeterminata. Pertanto, con questo tipo di operazione le parti non intendono trasferire la proprietà dei titoli in maniera definitiva, ma solo temporanea (cfr circolare Min. Finanze n. 165 del 24 giugno 1998).
Dalle caratteristiche peculiari delle operazioni di Crp, l’Agenzia conferma che i proventi da essi derivanti vadano configurati alla stregua di “proventi da riporti e pronti contro termine su titoli e valute”, ricordando che, in base a quanto previsto dal Tuir, essi costituiscono redditi di capitale (articolo 44, comma 1, lettera g-bis).

Alla luce di queste premesse, l’Amministrazione così risponde ai quesiti dell’associazione istante.

Natura dei redditi derivanti dalle operazioni di Crp
I proventi derivanti dai contratti Crp vanno inclusi nella categoria dei redditi di capitale. Ne consegue che, secondo quanto previsto dall’articolo 45 del Tuir, la relativa base imponibile è costituita dalla differenza positiva tra i corrispettivi globali di trasferimento dei titoli. Da tale differenza, peraltro, si scomputano gli interessi e gli altri proventi dei titoli, non rappresentativi di partecipazioni, maturati nel periodo di durata del rapporto, con esclusione dei redditi esenti.
In particolare, per le operazioni di Crp i corrispettivi globali di cessione sono rappresentati dal corrispettivo di trasferimento a termine e dal corrispettivo di trasferimento a pronti con la conseguenza che la “differenza” corrisponde all’ammontare dell’interesse “Repo” (inteso come il tasso di interesse riconosciuto dal Vp all’Ap sulla liquidità rappresentata dal controvalore tel quel a pronti dei titoli), che rappresenta un provento per l’Ap in caso di tasso d’interesse positivo o per il Vp in caso di interesse negativo.
Peraltro, dato che gli interessi che maturano nel corso della durata del rapporto contrattuale sono tassati, in presenza delle condizioni legislativamente previste (cfr Dlgs 239/1996) in capo al titolare giuridico del titolo (nel caso in esame l’Ap o il terzo a cui l’Ap ha ceduto il titolo), per evitare fenomeni di doppia imposizione economica, la differenza positiva che risulta dal confronto dei corrispettivi globali di trasferimento deve essere ridotta di un importo corrispondente agli interessi maturati nel corso del rapporto sul titolo scambiato (cfr articolo 45, Tuir).

Applicazione della ritenuta
Sui redditi di capitale derivanti da operazioni di Crp, i soggetti che li corrispondono, ovvero intervengono nella loro riscossione, operano una ritenuta del 26% ovvero del 12,50% prevista per le obbligazioni pubbliche (cfr articolo 31, Dpr 601/1973), e titoli equiparati, nonché per le obbligazioni emesse dagli Stati esteri inclusi nella “white list” e per le obbligazioni emesse dagli enti territoriali dei suddetti Stati esteri (articolo 26, comma 3-bis, Dpr 600/1973).

Soggetto obbligato alla ritenuta
Considerata l’operatività dei Crp, la ritenuta deve essere applicata dalla banca custode del trading member che percepisce il reddito, in quanto si tratta dell’intermediario più prossimo al soggetto che percepisce il provento.
Se il trading member è un soggetto residente all’estero, i proventi percepiti in relazione all’operazione di Crp non sono soggetti a imposizione (cfr articolo 26-bis, comma 1, Dpr 600/1973). In questo caso, per non applicare la ritenuta, la banca custode (sostituto d’imposta) deve acquisire la relativa documentazione giustificativa (cfr articolo 26-bis, comma 1-bis, Dpr 600/1973 e articolo 7, Dlgs 239/1996).
Qualora il percettore sia assoggettato a ritenuta a titolo d’acconto o non sia assoggettato a ritenuta, la banca custode deve indicare i dati relativi ai proventi percepiti da soggetti non esercenti attività di impresa nel quadro SF del modello 770. Nel stesso quadro, inoltre, vanno comunicati i proventi derivanti dalle operazioni non imponibili o imponibili in misura ridotta, imputabili a soggetti non residenti.

Crp e disciplina del Dlgs 239/1996
Infine, l’Agenzia precisa che, con riferimento ai titoli oggetto di compravendita nell’ambito delle operazioni di Crp, deve continuare a essere applicata la disciplina dettata dal Dlgs 239/1996 (regime fiscale degli interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati) sulla base della titolarità giuridica delle obbligazioni/titoli assimilati, in linea con quanto previsto dall’articolo 2.
 
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