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Normativa e prassi

Regime speciale per gli impatriati:
non sempre è precluso nei distacchi

A patto che la posizione acquisita dal lavoratore in Italia non si ponga in sostanziale continuità con quella precedente, in contrasto, quindi, con la finalità attrattiva della norma

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Il regime speciale per i lavoratori impatriati è applicabile, in determinate ipotesi, anche per le posizioni di distacco.
La risposta 45/2018 risolve positivamente il caso di un dipendente inviato all’estero e poi rientrato con un nuovo ruolo.
 
L’interpello è stato formulato da una società (Alfa), che ha chiesto chiarimenti sull’applicabilità a un proprio dipendente del trattamento di favore per gli impatriati (articolo 16, Dlgs 147/2015), in base al quale i redditi di lavoro dipendente e autonomo prodotti in Italia dai soggetti che vi hanno fatto rientro concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%, per un quinquennio.
Il caso riguarda un cittadino straniero, assunto in Italia nel 2015 e distaccato all’estero presso un’altra società del gruppo. Nel 2018, a seguito di una riorganizzazione aziendale, Alfa gli propone di rientrare in Italia per un nuovo incarico con mansioni superiori. Il lavoratore accetta e dal 2018 si trasferisce nel nostro Paese, acquisendovi la residenza fiscale.
Il dubbio sulla possibilità di fruire della disposizione agevolativa nasce dal fatto che nella circolare 17/2017 è stato affermato che il beneficio non compete ai soggetti che tornano in Italia dopo essere stati distaccati all’estero, in quanto la situazione di continuità con la precedente posizione lavorativa non soddisfa la finalità della norma, che vuole favorire il rientro nel nostro paese di lavoratori con alte qualifiche e specializzazioni.
 
Tuttavia, l’Agenzia delle entrate chiarisce che, nel caso in esame, è possibile fruire del regime speciale.
Infatti, la posizione restrittiva adottata nel precedente documento di prassi per evitare un uso strumentale dell’agevolazione, non in linea con la finalità attrattiva della norma, non preclude la possibilità di esaminare quelle ipotesi in cui il rientro in Italia non sia conseguenza della naturale scadenza del distacco.
Ad esempio, si devono valutare positivamente le situazioni in cui il distacco, protratto nella sua durata, abbia affievolito i legami del lavoratore con il territorio italiano e favorito, invece, il suo radicamento nello Stato straniero, o quelle in cui la posizione lavorativa assunta non è in continuità con il precedente ruolo svolto all’estero.
 
Nel caso in esame, conclude l’Agenzia, ricorrendo tutte le condizioni poste dalla norma, il lavoratore potrà beneficiare dell’agevolazione fiscale, considerato che il suo trasferimento non rappresenta una mera continuazione dell’attività svolta, ma è frutto di un nuovo inquadramento professionale, con ruolo superiore rispetto a quello precedente, ottenuto anche grazie alle competenze acquisite.
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