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Normativa e prassi

Registro: niente solidarietà passiva
per il volontario “fuori” sentenza

In caso di litisconsorzio facoltativo, l’obbligazione si applica esclusivamente alle parti del processo coinvolte nel rapporto sostanziale considerato nella pronuncia

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A coloro che intervengono volontariamente in un processo e, comunque, rimangono estranei al giudicato della sentenza, non può essere esteso il principio di solidarietà passiva previsto per il pagamento dell’imposta dovuta per la registrazione della pronuncia.
È questo il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 82/E del 21 novembre, nella quale è precisato che il rapporto di solidarietà passiva, previsto dall’articolo 57 del Tur (Dpr 131/1986), debba trovare applicazione solo con riferimento alle parti del processo coinvolte nel rapporto sostanziale considerato nella sentenza, con esclusione, pertanto, dei soggetti che a detto rapporto risultano estranei.
 
Il documento di prassi prende, quindi, le mosse dall’analisi del richiamato articolo 57, in virtù del quale sono obbligati in solido al pagamento dell’imposta di registro le parti contraenti, le parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere le denunce di cui agli articoli 12 e 19 e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli articoli 633, 796, 800 e 825 del codice di procedura civile.
 
La solidarietà passiva, tra le parti in causa, risulta giustificata da rapporti giuridici ed economici e dall’unitarietà di situazioni che si vengono a configurare, dunque, per la registrazione degli atti giudiziari. In sostanza, l’imposta di registro non deve gravare indiscriminatamente su tutti i soggetti che hanno preso parte al procedimento.
L’indice di capacità contributiva, cui si ricollega il tributo, infatti, non è la sentenza in quanto tale, ma il rapporto sostanziale in essa racchiuso, con conseguente esclusione del vincolo di solidarietà nei confronti dei soggetti a esso estranei.
 
Il presupposto della solidarietà passiva non può essere individuato nella mera situazione giuridica processuale del soggetto che, pur avendo partecipato al giudizio, sia rimasto totalmente estraneo al rapporto considerato nella sentenza.
 
L’imposta proporzionale di registro dovuta in relazione a una sentenza di condanna non può gravare sulle parti processuali nei cui confronti questa non è stata pronunciata, ciò in quanto l’imposta di registro non colpisce l’atto, ma il rapporto racchiuso nell’atto.
 
L’obbligazione solidale a carico delle parti in causa, ai sensi dell’articolo 57 del Tur, per il pagamento dell’imposta dovuta in relazione a una sentenza emessa in presenza di più parti, dunque, in caso di litisconsorzio facoltativo, non grava indistintamente su tutti i soggetti che hanno preso parte al procedimento unico, ma esclusivamente su coloro che risultano essere parti del rapporto sostanziale.
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