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Normativa e prassi

Ricerca e sviluppo commissionata:
rilevano soltanto le attività dirette

La società che effettua sperimentazione clinica per conto di un soggetto non residente non può usufruire del bonus anche in riferimento ai lavori che, a sua volta, affida ad altre strutture

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Ai fini del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo effettuate su incarico di committenti non residenti, sono rilevanti le sole spese relative alle attività svolte direttamente dal commissionario in laboratori o strutture situati in Italia; nella determinazione del bonus non rientrano quelle subappaltate a soggetti terzi.
Questo, in sintesi, il contenuto della risposta n. 83/2019 data dall’Agenzia delle entrate al quesito posto da una società che opera nel settore della distribuzione di farmaci, svolgendo nello stesso ambito, anche attività di ricerca e sviluppo. La richiesta concerne l’attività di sperimentazione clinica effettuata in Italia, sia in nome proprio che per conto della società madre statunitense. Per l’attività commissionatale, la società istante sostiene sia costi per personale interno che costi per ricerca contrattuale. L’attività di sperimentazione clinica è svolta sulla base di contratti stipulati con ospedali e istituti pubblici, strutture universitarie, enti di ricovero e cura a carattere scientifico, e si articola in diverse fasi di pianificazione, preparazione e gestione: della documentazione clinico-amministrativa; degli aspetti etici, regolatori e assicurativi; del prodotto in studio; del monitoraggio clinico; della qualità e conformità alle procedure aziendali e alle normative applicabili.

L’Agenzia delle entrate, come consueto, prima di esprimere il proprio parere, fa un excursus della normativa di settore. La disciplina dettata dall’articolo 3 del Dl 145/2013 - secondo cui il credito d’imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo è commisurato all’eccedenza degli investimenti rispetto alla media di quelli realizzati nelle tre annualità precedenti al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2015 - è stata modificata dalla legge di bilancio 2017, che ha esteso l’agevolazione anche alle imprese residenti (o alle stabili organizzazioni di soggetti non residenti) che svolgono attività di ricerca e sviluppo per conto di imprese committenti non residenti. Vengono ricordati anche il decreto interministeriale 27 maggio 2015, che ha dettato le disposizioni applicative, e le circolari 5/2016 e 13/2017, che hanno fornito chiarimenti per usufruire del credito d’imposta.

Sul quesito formulato nell’istanza di interpello, l’Agenzia ha chiesto al ministero dello Sviluppo economico di fornire le proprie valutazioni di natura tecnica.
Nel parere del Mise, in merito alla possibilità di riconoscere il credito d’imposta alle imprese residenti che svolgono attività di R&S per conto di committenti non residenti, si legge che “… assumono rilevanza esclusivamente le spese ammissibili relative alle attività di ricerca e sviluppo che siano svolte direttamente dal soggetto commissionario in laboratori o strutture situati nel territorio dello Stato”. Pertanto, per il calcolo del bonus spettante al commissionario, sono irrilevanti le attività che lo stesso subappalta ad altri soggetti; questi ultimi, tuttavia, se residenti, potranno a loro volta far valere il diritto al credito d’imposta per le attività rese in subappalto.

Per quanto riguarda invece i costi sostenuti dalla società per le attività svolte dal proprio personale, si possono considerare rilevanti ai fini del credito d’imposta “…solo le attività collegate in senso stretto alla soluzione delle incertezze scientifiche e tecnologiche oggetto dello specifico progetto di ricerca (nel caso di specie: la sperimentazione clinica in una delle sue fasi rilevanti)”, mentre non lo sono, di conseguenza, quelle non direttamente ricollegate alla conduzione della sperimentazione clinica.

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