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Normativa e prassi

Rimborsi Iva, con il nuovo 38-bis
tempi e adempimenti “ristretti”

Procedura semplificata e attese brevi per le erogazioni. Sale, inoltre, a 15mila euro il tetto delle somme che possono essere restituite senza la necessità di presentare garanzia

maglione ristretto
Con il Dlgs 175/2014 (articolo 13) prende forma un 38-bis completamente rinnovato. Si tratta dell’articolo del Dpr 633/1972 (decreto Iva) dedicato ai rimborsi Iva la cui procedura di erogazione, grazie all’attuale versione, entrata in vigore dallo scorso 13 dicembre, diventa più spedita e semplificata.
Le modifiche cancellano l’obbligo generalizzato della garanzia per l’ottenimento dei rimborsi annuali e trimestrali e, ricorrendo ad altri istituti - come il visto di conformità - già presenti in materia di compensazioni, snelliscono decisamente gli adempimenti per la loro richiesta.
I chiarimenti sulla nuova normativa arrivano con la circolare 32/E del 30 dicembre 2014.
 
In breve, le principali novità:
  • sale da 5.164,57 a 15mila euro la soglia dei rimborsi eseguibili senza garanzia e senza altri adempimenti
  • le somme superiori a 15mila euro sono rimborsabili senza garanzia, presentando una dichiarazione annuale o un’istanza trimestrale con di visto di conformità o sottoscrizione alternativa, e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza dei requisiti patrimoniali stabiliti dalla norma
  • obbligatorietà della garanzia per i rimborsi superiori a 15mila euro solo nelle ipotesi di situazioni di rischio
  • la decorrenza dei tre mesi per la restituzione delle somme è stata anticipata al giorno di effettiva presentazione della dichiarazione (prima era fissata dalla scadenza del termine).
Tralasciando la seconda parte dedicata agli indirizzi operativi e all’esecuzione dei rimborsi e, perciò, di interesse soprattutto per gli uffici, soffermiamoci su alcune importanti precisazioni contenute nella prima parte della circolare.
 
Il documento di prassi inizia dalla decorrenza dei termini per l’esecuzione dei rimborsi ed esamina il caso di più dichiarazioni relative allo stesso periodo d’imposta (correttive nei termini, integrative): il conto inizia dal giorno di presentazione dell’ultima dichiarazione. Nel caso in cui il visto di conformità sia apposto mediante dichiarazione integrativa, gli interessi vanno calcolati dalla data del visto.
 
Altro punto fondamentale della nuova disciplina è l’innalzamento a 15mila euro del tetto entro il quale basta una dichiarazione o istanza per recuperare il credito. L’amministrazione specifica che l’importo s’intende complessivo di tutte le richieste effettuate per lo stesso periodo d’imposta.
 
Comunque, dice il comma 6 del nuovo articolo 38-bis, i contribuenti che richiedono rimborsi superiori a 15mila euro, se preferiscono, possono presentare garanzia e bypassare il visto di conformità o la sottoscrizione alternativa. Diventando generalizzata la norma sulla “non” garanzia, inoltre, viene depennata la procedura semplificata prima prevista per la categoria dei “contribuenti virtuosi” (settimo comma ex 38-bis), ovvero con situazioni fiscali e contributive “limpide" e situazioni patrimoniali stabili.
 
Chi sceglie il visto di conformità, può rivolgersi, come avviene per le compensazioni, ai Caf-imprese oppure ai professionisti abilitati. In alternativa, i soggetti con organi di controllo, possono presentare la sottoscrizione del revisore contabile. Nel caso in cui quest’ultimo non possa svolgere tale funzione (per motivi di ordine pubblico, leggi speciali, procedure di amministrazione straordinaria o altro), il contribuente può sempre rivolgersi a un Caf-imprese o a un professionista abilitato. Ciò non ha effetti sul ruolo di controllo delle scritture contabili rivestito dal soggetto non abilitato all’apposizione del visto e sulla predisposizione della dichiarazione.
Rimanendo sull’argomento, nulla in contrario, da parte del Fisco, se il professionista autorizzato mette il visto di conformità anche sulla propria dichiarazione o istanza, senza rivolgersi a un collega o a un Caf.
In pratica, le regole che disciplinano l’erogazione dei rimborsi superiori a 15mila euro seguono le linee guida già stabilite per i crediti compensabili, fatta eccezione per la dichiarazione sostitutiva richiesta soltanto nel primo caso.
 
A tal proposito, un’importante precisazione dell’Agenzia: nonostante le similitudini, rimborsi e compensazioni viaggiano separatamente per quanto riguarda il limite dei 15mila euro che chiama in causa il visto conformità o la dichiarazione sostitutiva. Di conseguenza, una compensazione di 10mila euro non ha bisogno del visto così come non ne ha bisogno un rimborso di 10mila euro, anche se richiesti dallo stesso contribuente e per lo stesso periodo d’imposta.
Nel caso in cui, nei 90 giorni successivi alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione, venga presentata una integrativa che modifica le somme richieste, occorre controllare se il nuovo importo richiede il visto di conformità (da apporre sull’integrativa) ovvero la garanzia.
 
In merito alla dichiarazione sostitutiva, una sorta di autocertificazione con la quale si attesta la solidità della propria situazione patrimoniale e finanziaria, l’Agenzia chiarisce che i dati rilevanti, a differenza di quanto avveniva per l’individuazione del “contribuente virtuoso” del precedente 38-bis, non sono quelli dell’ultimo bilancio approvato, ma i dati contabili dell’ultimo periodo d’imposta precedente alla richiesta di rimborso, anche nei casi in cui il bilancio non sia stato ancora approvato. La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ha un suo apposito riquadro nella dichiarazione Iva o nel modello Iva Tr.
 
La circolare passa poi all’esame dei casi considerati “a rischio” per i quali è richiesta la garanzia per i rimborsi superiori a 15mila euro (comma 4). Nell’elencarli, l’Agenzia segnala che sono cambiati gli importi presi in considerazione per stabilire la differenza tra dichiarato e accertato e precisa che per la verifica dell’assenza di avvisi di accertamento o di rettifica l’intervallo dei due anni deve essere calcolato dalla data di richiesta del rimborso. Inoltre, devono essere considerati non solo gli atti riferiti all’Iva, ma anche quelli relativi agli altri tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, a prescindere degli esiti a essi conseguenti, con eccezione degli atti annullati in autotutela o oggetto di sentenze favorevoli al contribuente passate in giudicato.
 
Il riformato articolo 38-bis è applicabile anche ai rimborsi richiesti in conto fiscale tramite procedura semplificata. A tal proposito, il documento di prassi spiega che i rimborsi fino a 15mila euro non vanno sottratti dall’ammontare complessivo dei versamenti confluiti nel in conto fiscale rilevanti per il calcolo della franchigia prevista.
 
Un’altra novità apportata dal Dlgs 175/2014, articolo 14, riguarda la restituzione dei crediti con procedura semplificata attraverso l’agente della riscossione. In base alla nuova disciplina, gli interessi eventualmente dovuti per il ritardo nell’erogazione del rimborso, vanno liquidati automaticamente dal concessionario, senza alcuna ulteriore istanza da parte del contribuente.
Le modifiche introdotte dall’articolo si applicano dal prossimo anno e, quindi, anche ai rimborsi in corso di esecuzione all’1 gennaio 2015.
 
Le nuove disposizioni si applicano anche ai rimborsi ancora “in itinere alla data di entrata in vigore del “decreto semplificazioni” (13 dicembre 2014).
Il discorso vale anche per i crediti superiori a 15mila euro con visto di conformità o sottoscrizione alternativa. In questo caso, il contribuente (a meno che non sia tra i soggetti “a rischio”) presenta la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà all’ufficio o all’Agente della riscossione competente, allegando la fotocopia del documento di identità del soggetto legittimato a sottoscriverla.
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