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Normativa e prassi

Scissione parziale, altolà all'Iva di gruppo se manca la continuità temporale

Il principio del subentro della nuova controllante nelle posizioni giuridiche della precedente non è applicabile tout court, ma va raccordato caso per caso con la ratio della disciplina particolare

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Nel caso di una scissione parziale, in cui il ruolo di controllante passa a una holding esterna di gestione di partecipazioni, che svolge un'attività diversa da quella della precedente capogruppo e che assume tale posizione solo per effetto di questa operazione aziendale, non è possibile continuare ad avvalersi della liquidazione dell'Iva di gruppo, perché viene meno il requisito della continuità temporale del possesso.

E' questa la risposta data dall'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 232/E del 6 giugno, all'interpello presentato da una holding, Beta Srl, che ha acquisito, in seguito a un'operazione di scissione parziale, dal 1° gennaio 2008, le partecipazioni di controllo, possedute nelle società A, B, C, D, E e F dalla società Alfa Spa, ereditandone quindi il ruolo di controllante, nonostante svolga un'attività diversa.
La società istante chiede di poter proseguire, anche per il 2008, con la procedura di liquidazione dell'Iva di gruppo, già adottata nel 2007 dalla scissa Alfa e da quelle da essa controllate, perché in possesso dei requisiti per poterne usufruire.

In tema di liquidazione Iva di gruppo, il Dm 13/12/1979 ha stabilito due requisiti necessari affinché le società di capitali possano avvalersi di questa particolare procedura, uno quantitativo e uno temporale di controllo societario, così sintetizzati: "...le azioni o quote sono possedute per una percentuale superiore al 50% del loro capitale, fin dall'inizio dell'anno solare precedente, dall'ente o società controllante o da un'altra società controllata da questi...".
La società interpellante ritiene di poter usufruire della particolare procedura Iva perché possiede il requisito quantitativo, dal momento che è controllante del gruppo societario, e perché ha ereditato il requisito temporale, in seguito alla scissione parziale, dalla ex società capogruppo Alfa. Questo perché, sottolinea l'interpellante, sulla base della normativa fiscale e civilistica vigente, in seguito a un'operazione di scissione, Beta subentra in tutti i diritti e doveri della società scissa, quindi anche negli obblighi relativi all'Iva di gruppo.

Sull'argomento, la risposta dell'Agenzia è molto chiara: non si può prescindere dalla sussistenza del requisito temporale per poter usufruire della procedura dell'Iva di gruppo. La ratio della norma che ha introdotto il requisito della continuità temporale, infatti, è quella di evitare fenomeni elusivi, ad esempio che determinati soggetti entrino a far parte occasionalmente di un gruppo societario per ottenere i relativi benefici fiscali e poi, dopo averli ottenuti, ne fuoriescano.
Inoltre, aggiunge la risoluzione, il principio generale secondo il quale, in seguito a un'operazione di riorganizzazione aziendale, la nuova società succede in tutte le posizioni giuridiche di quella precedente, non si applica in modo generalizzato alla procedura dell'Iva di gruppo, per cui vanno valutati anche altri aspetti, quali ad esempio, la "collocazione" del soggetto beneficiario e la natura dell'attività esercitata.

Nel caso in esame, il requisito della continuità temporale del possesso viene meno perché il controllo del gruppo passa da una società a una holding, esterna al gruppo, che diventa la controllante solo in seguito alla scissione (come aveva già evidenziato, per un'operazione straordinaria di conferimento d'azienda, la risoluzione ministeriale 330689/1981). Tutte motivazioni, continua la risoluzione 232/2008, che spingono a considerare il transito all'interno del gruppo di Beta come occasionale e "interessato" unicamente a sfruttare vantaggi fiscali. La società, quindi, non può avvalersi della liquidazione dell'Iva di gruppo non essendo in possesso dei requisiti necessari.
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