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Normativa e prassi

Scissioni precedute da donazione:
è mera legittima riorganizzazione

Il disegno prospettato supera la valutazione anti-abuso. Fornite anche le indicazioni per il corretto trattamento ai fini delle imposte di donazione, di registro, ipotecaria e catastale e dell’Iva

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L’operazione consistente in due scissioni parziali asimmetriche e in due donazioni da parte dei genitori nei confronti dei figli non comportano il conseguimento di alcun vantaggio fiscale indebito, non ravvisandosi alcun contrasto con la ratio di disposizioni tributarie o con i principi dell’ordinamento tributario.
Così si esprime l’Agenzia delle entrate nella risposta n. 89/2019 fornita a un interpello per la valutazione anti-abuso di un complesso di operazioni che, secondo l’istante, rispondono unicamente a ragioni di ordine riorganizzativo e gestionale, non sono preordinate a successivi atti aventi contenuto realizzativo né in capo alle società scisse né in capo alla società beneficiaria né tantomeno in capo ai soci della scindenda, né risultano finalizzate alla creazione di soggetti giuridici che non svolgono un’effettiva attività d’impresa o che, in breve termine, siano destinati a una liquidazione volontaria. In particolare, per effetto delle operazioni, le società ridurranno complessivamente il proprio patrimonio netto in misura corrispondente a quanto sarà trasferito alla beneficiaria comune.
L’interpellante chiede il riconoscimento della legittimità fiscale della complessiva operazione prospettata - definita come doppia scissione parziale e proporzionale, di tipo asimmetrico, di due società, preceduta dalla donazione non paritaria tra i tre figli, da parte dei genitori, delle quote di partecipazione detenute nelle medesime società - ai fini delle imposte dirette e indirette.
 
Secondo l’Agenzia, le scissioni in esame, precedute da una donazione delle quote di partecipazione detenute nelle scindende da parte dei genitori ai propri figli, appaiono operazioni fisiologiche per consentire il ricambio generazionale e la separazione nella gestione delle aziende di famiglia da parte dei figli. La circostanza che sarà effettuata, in meno di un anno, una seconda donazione non comporta alcun conseguimento di vantaggio fiscale di cui valutare la natura indebita, considerato che non sarebbero emersi vantaggi fiscali qualora si fosse optato per un’unica donazione nelle more delle due operazioni di scissione parziali asimmetriche.
 
Rimane fermo che per le donazioni delle quote di partecipazioni da parte dei genitori a favore dei tre figli, è prevista una franchigia di 1 milione di euro per ogni beneficiario, al di sotto della quale non si applica l’imposta; sull’eccedenza si applica, invece, l’aliquota del 4 per cento.
Ai fini della fruizione della franchigia, “rilevano sia le donazioni pregresse per le quali sia stata riconosciuta una franchigia d’imposta che abbia assorbito, in tutto o in parte, l’imposta all’epoca dovuta, sia le donazioni pregresse non assoggettate a tassazione in considerazione del rapporto di parentela o di coniugio tra donante e donatario, con effetti analoghi a quelli prodotti dall’applicazione di una franchigia totale” (circolare 3/2008).
Per quanto concerne la base imponibile, il valore delle azioni delle società non quotate in borsa e delle quote di società non azionarie è determinato assumendo il valore proporzionalmente corrispondente al valore del patrimonio netto della relativa società risultante dall’ultimo bilancio pubblicato o dall’ultimo inventario regolarmente redatto e vidimato (articolo 16, comma 1, lettera b), Dlgs 346/1990). Pertanto, i trasferimenti a titolo gratuito delle quote societarie in esame non saranno assoggettati all’imposta di donazione, purché ricorrano le suindicate condizioni di legge.
 
Per quanto attiene all’imposta di registro, le operazioni di doppia scissione parziale e asimmetrica sono soggette a registrazione, con applicazione dell’imposta in misura fissa di 200 euro (articolo 4, comma 1, lettera b), tariffa, parte prima, allegata al Dpr 131/1986). Qualora ne ricorrano i presupposti, come nel caso delle scissioni in esame, anche le imposte ipotecaria e catastale scontano la misura fissa di 200 euro 200 (articolo 4, tariffa allegata al Tuic e articolo 10, comma 2, Tuic).
 
In ambito Iva, per il passaggio di beni, in dipendenza delle prospettate operazioni di scissioni, trova applicazione la disposizione di cui all’articolo 2, terzo comma, del Dpr 633/1972.
Il successivo articolo 19-bis2, comma 7, obbliga le beneficiarie della scissione a effettuare la rettifica della detrazione Iva, se ne ricorrono i presupposti.
Nella fattispecie rappresentata, è stato affermato che tutti gli immobili oggetto di scissione a favore della beneficiaria sono acquistati da oltre dieci anni, non verificandosi, in capo a quest’ultima, alcun presupposto per la rettifica Iva. In proposito, l’Agenzia ricorda che, ai fini della rettifica della detrazione, occorre tenere conto anche degli eventuali interventi di manutenzione straordinaria eseguiti sugli immobili trasferiti e che, per tali spese, il dies a quo del periodo decennale di osservazione coincide con quello dell’ultimazione della manutenzione straordinaria.

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