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Normativa e prassi

Sisma 1990, le ritenute condonate al sostituto diventano liberalità se restituite al dipendente

Saranno fiscalmente rilevanti sia per l'impresa che per il lavoratore

cartina della Sicilia
Le ritenute Irpef non versate all'Erario per effetto del condono relativo al sisma del dicembre 1990 in Sicilia sono da considerare liberalità se si intende restituirle ai dipendenti. Tali somme saranno fiscalmente rilevanti sia per l'impresa - per la quale rappresenteranno un costo indeducibile che, se annotato nel conto economico, dovrà essere recuperato a tassazione - che per i dipendenti, per i quali costituiranno reddito.
Questa la risposta fornita dall'agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 247/E del 17 giugno, a una banca che - beneficiando della definizione automatica prevista per i soggetti con sede nelle province di Catania, Ragusa o Siracusa colpiti dal sisma - ha versato le ritenute all'Erario per un importo forfetario pari al 10 per cento.

In particolare, la banca fa presente che, pur non essendo obbligata, ritiene opportuno restituire al personale il 90% delle ritenute non versate e chiede di sapere come considerare, da un punto di vista fiscale, le somme che intende erogare. A suo avviso, sia per i dipendenti, che ricevono il 90% delle ritenute a suo tempo operate in relazione agli anni 1990, 1991 e 1992, sia per la società, per la quale si tratta di somme già considerate intassabili, l'operazione è fiscalmente irrilevante.

Di segno opposto il parere delle Entrate. Dopo aver ricordato la norma della Finanziaria 2003 che consentiva ai datori di lavoro con sede in uno dei comuni delle province di Catania Ragusa e Siracusa, che avevano operato le ritenute fiscali, di saldare il proprio debito con il Fisco versando un forfait del 10%, sottolineano infatti che l'agevolazione era unicamente riferita al sostituto d'imposta, in quanto diretto beneficiario della sospensione dei versamenti. In altre parole - come anche evidenziato dalla risoluzione 23/2005 - l'articolo 9, comma 17 della stessa Finanziaria, "ammettendo al condono, con riferimento alle ritenute operate sui redditi di lavoro dipendente, esclusivamente i sostituti d'imposta, ha inteso definire i rapporti tributari tra questi ultimi e l'Erario, senza incidere minimamente sulla posizione del sostituito". D'altra parte, la misura era evidentemente finalizzata a garantire un sostegno economico alle imprese situate nelle zone colpite dal sisma, che, di conseguenza, non sono affatto tenute a restituire le quote non versate.

Ciò posto, secondo i tecnici dell'Agenzia sarebbe errato considerare le somme che si intende accreditare ai dipendenti come restituzione di imposta in precedenza trattenuta, come tale non tassabile, perché vorrebbe dire - in contraddizione con la ratio della norma - estendere gli effetti del condono anche al sostituito. Si tratta, infatti, di somme che non sono più ricollegabili, almeno sotto il profilo fiscale, ai rapporti antecedenti e definitivamente chiusi: da una parte il dipendente ha assolto il suo debito d'imposta nel momento in cui ha subito le ritenute; dall'altra il sostituto ha regolato il suo rapporto con il fisco tramite la definizione da condono. Le somme in questione devono piuttosto essere inquadrate come liberalità, riconducibili comunque al rapporto di lavoro dipendente, e rappresentano per l'impresa un costo indeducibile che, se annotato nel conto economico, deve essere recuperato a tassazione in sede di dichiarazione dei redditi. Analogamente, per i dipendenti costituiranno reddito, e dovranno dunque essere tassate, dato che, secondo la nuova e più ampia concezione, il reddito di lavoro dipendente fiscalmente rilevante (articolo 51 Tuir) "è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro". E l'ipotesi in questione non rientra tra le eccezioni, espressamente previste dal Testo unico.
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