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Normativa e prassi

Software su piattaforma web cloud:
non si applica il regime patent box

Questo servizio di collegamento non presenta le caratteristiche necessarie per essere configurato come un’attività di sviluppo, mantenimento e accrescimento con prerogativa autoriale

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Sulla base di queste premesse, l’Agenzia ritiene che, non essendo presenti tali caratteristiche nel servizio di collegamento I redditi derivanti dalla concessione in uso di software realizzati internamente all’impresa, il cui utilizzo avviene tramite una piattaforma web cloud, al posto dell’installazione fisica sulla singola postazione di lavoro del cliente, non rientrano nel regime del “Patent box” perché non rappresentano l’esercizio esclusivo di una “prerogativa autoriale”. È questo, in sintesi, il chiarimento contenuto nella risposta 52/2018 fornita a un’istanza di interpello.
 
Il quesito
La società istante chiede se siano agevolabili in regime di patent box i proventi derivanti dalla concessione in uso di un software realizzato internamente, il cui utilizzo avviene tramite una piattaforma web cloud, in luogo dell’installazione fisica sulla singola postazione di lavoro del cliente.
 
La risposta
Nell’articolare la propria risposta, l’Agenzia delle entrate innanzitutto ricorda che, in applicazione del principio Ocse del “nexus approach, il decreto patent box stabilisce che rientrano nelle attività di ricerca e sviluppo finalizzate allo sviluppo, al mantenimento, nonché all’accrescimento del valore dei beni immateriali agevolabili, tra le altre, le attività di ideazione e realizzazione di software protetto da copyright (articolo 8, comma 1, Dm 28 novembre 2017). Tali attività si collocano nell’ambito di applicazione dell’agevolazione qualora rappresentino un esercizio esclusivo di una “prerogativa autoriale”.
 
Nella risoluzione n. 28/E del 9 marzo 2017, peraltro, è stato precisato che tra queste attività con prerogativa autoriale non rientrano le attività di formazione del personale, il basic help desk di “secondo livello”, il supporto telefonico, il canone periodico per l’utilizzo di software applicativi in cloud, eccetera, fornite dal proprietario del software.
Per completezza, l’Agenzia spiega che lo sviluppo, il mantenimento e l’accrescimento di software sono attività con “prerogativa autoriale” quando contestualmente:
  • possono essere svolte in via esclusiva dal proprietario del diritto
  • accrescono il valore economico del software
  • sono finalizzati alla realizzazione di una funzione, nuova rispetto al bene principale e originale rispetto agli standard del settore, giuridicamente tutelabile
  • siano il frutto di un intervento unico nel suo genere non riconducibile a funzioni già presenti nel software stesso.
informatico al web cloud, lo stesso non possa configurare un’attività di sviluppo, mantenimento e accrescimento del software con prerogativa autoriale e, pertanto, debba essere considerato escluso dal perimetro del regime di favore del patent box. Viene evidenziato, inoltre, che il canone per l’utilizzo del servizio cloud remunera la sola connessione tecnica del software al cloud.
 
In conclusione, quindi, sebbene, in linea di principio, il reddito ritraibile dalla concessione in uso di un software fornito anche per il tramite di un servizio di collegamento informatico al web cloud è riconducibile al regime agevolativo, l’Amministrazione ritiene che quest’ultimo servizio non sia assimilabile a un’attività di sviluppo, mantenimento e accrescimento del software con prerogativa autoriale. Pertanto, il canone per l’utilizzo del servizio cloud:
  • non rientra tra i ricavi agevolabili, qualora incluso nel canone di concessione del software
  • non rappresenta un’attività di ricerca e sviluppo finalizzate allo sviluppo, al mantenimento nonché all'accrescimento del valore del software stesso.
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